Chapter Text
E’ una notte fredda nel seminterrato di Hogwarts.
Poche torce illuminano il cammino per la Sala Comune della casata dei Serpeverde.
Ogni tanto si sente gocciolare dal soffitto.
Qualche volta è il tetro lamento di fantasmi dispettosi.
Una casata di privilegiati, maledetta dal viscidume del suo fondatore.
Tra le studentesse che riposano in quel dormitorio, una non riesce proprio a sopportare questa condizione: Dracaena.
Soprattutto pensando ad un ragazzo che dorme in una delle torri del castello.
Harry Potter.
Colui che è sopravvissuto.
L’incarnazione del fallimento di colui che non deve essere nominato.
Colpevole di aver rifiutato la sua mano tesa.
Di aver rifiutato la sua casata.
Di averlo privato dell’amore della sua famiglia.
Dracaena Malfoid deve essere la sua giudice e boia.
Taiga e Goya sono flosce e scomposte sul letto.
Svegliarle allarmerebbe i prefetti.
Deve fare tutto da sola.
Con un colpo di bacchetta, riveste la sua mantella con un incantesimo di disillusione.
Invisibile nella penombra, serpeggia tra i corridoi per giungere alle scale e salire verso la torre.
Davanti alla porta della casata, con orgoglio pronuncia la parola d’ordine.
Rubata con un pedinamento durante il rientro dalle lezioni.
“Vile Canaglia” Dice, senza coglierne l’ironia.
La porta si apre e come un camaleonte lei si confonde con la parete.
I prefetti confusi passano oltre per capire chi sia stato a quell’ora ad aprire la porta.
E questo dà alla serpeverde la possibilità di risalire le scale fino al corridoio delle porte.
Tutte uguali.
“Pensano che basti così poco per nasconderlo?” Domanda con un sussurro al vento.
“Revelio.”
La bacchetta comanda alla magia di manifestarsi e la cicatrice di Harry riverbera all’attenzione dell’incantesimo. Scintillando tra le altre numerose fonti magiche in un dormitorio di maghi.
“Eccoti, Potter.”
Col sorriso sulle labbra di chi già pregusta la sua vendetta, abbassa la maniglia della porta corretta. Tuttavia il meccanismo non si sblocca.
“Cosa?”
La porta è chiusa.
“Ma sul serio??”
“Alohomora.”
Il meccanismo si attiva, la serratura scatta e la ragazza si intrufola dentro.
La traccia pulsante della cicatrice la conduce a un letto vicino alla finestra e al tanfo asfissiante dei vestiti vecchi e logori di Roana Weasley.
Al capezzale del letto osserva Harry dall’alto.
Il suo viso illuminato dal chiarore della luna rivela una bellezza unica.
L’energia della vendetta scivola dal cervello al cuore e lo fa battere forte.
Ogni respiro di lei si sincronizza a quello del suo Potter in una soffusa armonia.
“Potter… Perché? Perché mi fai sentire così?” Chiede a lui, non riuscendo a trovare risposte per se stessa.
Dal letto accanto si sente la ragazza dai capelli rossi sussurrare il nome di Harry con un sorriso felice in volto.
Un’espressione che accende la collera di Dracaena al punto da farle alzare la bacchetta e lanciare un “Oblivion” sul ricordo di Harry nella mente di Roana.
“Una Weasley che sogna Harry Potter? Ripugnante.”
Lo sguardo cala poi sul suo protetto ed un sorriso scintilla al chiaro di luna.
“Non temere, Potter. Non permetterò che tu possa scappare via da me.”
La bacchetta si muove nell’aria ancora una volta.
“Non più… Petrificus Totalus.”
Il corpo di Harry si irrigidisce in una paralisi del sonno indotta.
La sua pelle formicola al diffondersi del blocco.
I suoi occhi si aprono, risvegliato dal torpore.
Sopra di lui è seduta Dracaena con un sorriso predatore, sibilando poche parole.
“Sei mio, Potter…”
