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Another Brick in the Wall

Summary:

Al mondo c'erano tre cose che Vivian non avrebbe mai ammesso ad alta voce: le ombre che la perseguitavano, l'esistenza del Sottosopra e il fatto che Eddie Munson fosse l'unico in grado di leggerle dentro.
In una Hawkins sull'orlo dell'abisso, dove il confine tra mostri e persone si fa sempre più sottile, Vivian scoprirà che ammettere di avere un cuore è il modo più veloce per farselo spezzare.

⤷ Eddie Munson x oc
⤷ Stranger Things 4

Chapter 1: Vivian

Chapter Text

Le prime luci dell'alba iniziavano a illuminare Hawkins, sulle strade, i residui opachi della neve caduta negli ultimi giorni di gennaio resistevano al timido sole, e l'intera città era ancora profondamente dormiente. Tutta, tranne Vivian.

La ragazza stava tornando a casa dopo una festa durata troppo a lungo, una serata passata a bere alcolici, avvolta musica altissima, a casa di un ragazzo di cui nemmeno ricordava il nome. Camminava a piedi scalzi sull'asfalto gelido; quando si era svegliata e si era accorta di che ore fossero, aveva raccolto da terra gli stivali e aveva lasciato il salotto in cui aveva avuto luogo la festa. Passare fuori tutta la notte non era certamente parte del suo piano iniziale ma, il danno era fatto, non le restava che rientrare prima che suo padre si accorgesse della sua assenza.

Nel giardino di casa, in corrispondenza della finestra della sua camera, c'era un albero. Quando era una bambina, suo padre era terrorizzato all'idea che lei potesse arrampicarsi su quell'albero, cadere e farsi male, e per questo le aveva espressamente vietato di farlo. E lei faceva proprio quello che ogni bambino avrebbe fatto: disubbidiva al padre, prendendo quel divieto come una sfida personale. Così, col tempo, aveva imparato a usare quell'albero come metodo per uscire ed entrare in camera di nascosto.

Come ogni volta, legò insieme le stringhe degli anfibi, le fece passare dietro il collo e si arrampicò sul tronco. Raggiunta l'altezza della finestra, lanciò gli stivali sul tappeto ai piedi del letto, poi scavalcò silenziosamente il davanzale. Si affrettò a togliersi il vestito che indossava e infilò un paio di jeans e la prima maglietta che le capitò tra le mani aprendo il cassetto in tutta fretta.

«Vivian, sei sveglia?» domandò suo padre, bussando alla porta della camera.

«sì» lei fece girare due volte la chiave nella serratura e aprì la porta, «stavo finendo di prepararmi»

«cos'è questo disastro?»

Si riferiva alla stanza in disordine: vestiti sparsi ovunque, il letto disfatto, la scrivania ricoperta di fogli e macchie dei colori che usava per dipingere, e un mucchio di libri accatastati in un angolo.

«la mensola dei libri ha ceduto. Quando torno da scuola passo in ferramenta a prendere dei chiodi e la sistemo»

«oppure potremmo chiamare il falegname a fartene fare una nuova» propose lui. La osservò mentre si ritoccava il trucco davanti allo specchio, cancellando le sbavature nere intorno agli occhi con un pezzo di carta bagnata. «o potremmo prendere una libreria»

«mi pare una buona idea» raccolse i quaderni che le sarebbero serviti per le lezioni e finalmente si fermò un momento.

Agli occhi del padre, Vivian era come un uragano: disordinata, costantemente in ritardo e incapace di stare ferma per più di dieci minuti. Lei era solita ripetere ogni giorno che si stava impegnando per migliorare quei suoi difetti e che era sulla buona strada, ma quelle erano solo parole al vento. Sapeva che suo padre l'avrebbe sempre vista come la bambina piena di energia che era stata, sarebbe bastato assecondare quell'immagine, fargli credere che nulla fosse cambiato, per non farlo preoccupare. Non per nulla, tutta quella vitalità che sembrava parte integrante del suo essere, svaniva non appena metteva piede fuori casa.

***

Vivian non amava particolarmente la Hawkins High e le persone che la frequentavano. Finché si trattava di seguire le lezioni, non aveva nulla di cui lamentarsi, ma lo stesso non si poteva dire dell'ora di pranzo nella mensa scolastica. Cibo pessimo e studenti convinti del proprio status sociale: la peggiore combinazione che potesse immaginare. Lei, in quel mondo, era come una macchiolina nera su una parete bianca. Non apparteneva a nessun gruppo, ma non era nemmeno abbastanza insignificante da passare inosservata. La sua presenza solitaria si percepiva, ed era sufficiente per infastidire più di qualcuno.

«hey»

Quando alzò lo sguardo dal libro di storia su cui stava ripassando, Vivian si trovò davanti la sua migliore amica, Chrissy Cunningham. Si erano conosciute al primo anno, quando entrambe erano entrate nella squadra delle cheerleader. Chrissy, con il suo sorriso luminoso e quell'aria sempre gentile, aveva fatto breccia nel suo spazio personale. Vivian, dal canto suo, si era semplicemente lasciata catturare dalla sua naturale gioia di vivere.

«Chrissy» chiuse il libro e le dedicò la sua totale attenzione «a cosa devo l'onore di sedere al tuo stesso tavolo?»

«non posso sedermi con la mia amica?» replicò l'altra, sollevando leggermente le spalle.

«la reginetta della Hawkins High e l'emo bisbetica, che bell'accoppiata» Vivian abbozzò un sorriso divertito: quei due stupidi soprannomi assurdi, che si portavano dietro dall'inizio dell'anno scolastico, stavano quasi iniziando a piacerle «dai, so che se fosse per te non passerei mai la pausa pranzo da sola. Ma le tue amichette pompon e quegli scemi per cui fate il tifo non sono tanto d'accordo. Quindi, dimmi tutto, ti ascolto»

Chrissy sospirò sconsolata e lanciò una rapida occhiata alle sue compagne di squadra, riunite a qualche tavolo di distanza. Continuavano a fissarla, in attesa che facesse ciò per cui l'avevano spinta ad avvicinare la scontrosa Vivian Collins.

«l'inizio dei tornei di basket è alle porte e ci manca una ragazza per completare la form-»

«no» Vivian non le lasciò nemmeno finire la frase. Aveva già capito cosa stava per chiederle e non voleva saperne assolutamente nulla.

«Vivi...» insistette Chrissy, cercando di mantenere un tono persuasivo, «non te lo chiederei se avessi un'altra scelta»

«c'è sempre un'altra scelta, tipo riaprire le selezioni e trovare la matricola meno scoordinata e con tanta voglia di farsi notare dai ragazzi del basket. Non c'è niente che mi renda così speciale da essere l'unica scelta» lanciò una veloce occhiata al tavolo alle sue spalle: nessuna delle ragazze in divisa verde stava prestando attenzione all'impresa che avevano affidato a Chrissy. Poi riportò lo sguardo sull'amica. «dopo potrai comunicarlo alle tue amichette pompon. Non si offendono se ti tengo in ostaggio ancora un po', vero?»

Sul volto di Chrissy comparve un sorriso. Nell'ultimo periodo non avevano avuto molto tempo per fare quattro chiacchiere: tra lezioni, allenamenti delle cheerleader e il suo ragazzo, Chrissy aveva sempre qualcosa da fare. Vivian, invece, per quanto ne sapesse la reginetta della Hawkins High, era semplicemente svanita da qualsiasi attività che non fosse una festa a cui non era stata invitata.

«tu e Carver, è ufficiale ora?» chiese Vivian.

«dall'inizio dell'anno, e lo sapresti benissimo se quando vieni a scuola non avessi sempre la testa sulla luna» le rispose prontamente. Era dal primo anno che tra Chrissy e l'attuale capitano della squadra di basket c'era del tenero e finalmente, all'inizio del terzo, il ragazzo si era fatto avanti e avevano ufficializzato la relazione. «è dolce e divertente. Stiamo bene insieme. Oh, l'altro giorno abbiamo guardato Grease»

Vivian fece un mezzo sorriso. Quando parlava del ragazzo di cui era innamorata, Chrissy era semplicemente radiosa, sembrava la felicità fatta persona. Vederla così entusiasta rallegrava pure lei.

«allora farebbe proprio di tutto per renderti felice»

«guarda che sei che sei l'unica a cui non piace quel film!» puntualizzò la cheerleader. Si trattenne dal aggiungere ulteriori dettagli, nonostante l'amica sembrasse ascoltarla volentieri. «tu piuttosto, come stai?»

«una meraviglia»

Non c'era traccia d'ironia in quella risposta; non c'era nulla fuori dal normale che turbasse il suo stato d'animo, non avrebbe potuto chiedere di meglio. Eppure, Chrissy la guardava sospettosa.

«perché mi guardi in quel modo?»

«qual è esattamente la tua definizione di 'una meraviglia' ? Hai lasciato le cheerleader, ti sei data al gotico, eviti tutti, alle feste bevi fino a non stare più in piedi e rifiuti sempre di uscire con me che, se lo avessi dimenticato, sono la tua migliore amica, con delle scuse davvero stupide» elencò Chrissy, lasciando Vivian destabilizzata, che non si aspettava di ricevere un rimprovero da parte sua. «sai che non credo alle voci di corridoio, però...»

«non sono diventata matta tutto d'un tratto solo perché la mia ultima relazione non è finita nel migliore dei modi» Vivian sospirò, un po' per rassegnazione, un po' per divertimento. Tutti a scuola avevano sempre qualcosa da dire su di lei quando passava per i corridoi: oggi il vestito, domani l'atteggiamento, dopodomani una sciocchezza qualsiasi. Lo sapeva, ma non le importava. Tuttavia, sapeva anche che se la sua amica aveva da ridire sul suo modo di vivere, era solo perché le voleva bene ed era preoccupata per lei. «un po' di cose sono cambiate, sì, ma ti assicuro che sto bene»

«farò finta di crederci» affermò Chrissy alzandosi dal tavolo, a quel punto non poteva più ignorare gli squadri provenienti dal tavolo dalle ragazze pompon. «pensaci»

«non succederà mai!» Vivian alzò la voce, con un sorriso beffardo, assicurandosi che le cheerleader sentissero perfettamente.

Non sarebbe mai tornata a far parte della squadra, nemmeno se l'avessero implorata in ginocchio. Allenarsi continuamente per imparare coreografie e acrobazie all'unico fine di fomentare gli animi della squadra di basket e dei tifosi? Tutta fatica inutile. Si era stufata e lei non era il tipo di persona da perseguire un'attività che la annoiava. Quello era il motivo per cui aveva deciso di lasciare la squadra, nessun altro.

Dopo anni passati a correre dietro a ciò che gli altri volevano da lei, finalmente stava prendendo in mano la propria vita.