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Amore mio comunque vada

Chapter 3: Capitolo due

Notes:

Buona domenica a tutti, questo capitolo due ha richiesto leggermente più tempo ma vi avevo già anticipato che questo sarebbe potuto accadere, essendo poi questa per me sessione di esami ancora di più. Spero vi piaccia e vi diverta leggere la mia interpretazione di come vive la vita Martino. Statemi bene, ricordatevi di bere tanta acqua e di prendervi una pausa ogni tanto se anche voi come me siete in sessione. Un abbraccio Echo <3

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Capitolo due

24 Dicembre 2028

Si stavano vestendo nel silenzio di camera loro, in adolescenza non aveva mai prestato attenzione alla moda e a cose simili, era un tipo semplice lui, ma Nico nel corso degli anni l’aveva spinto a prestare leggermente più attenzione a ciò che si metteva addosso, quantomeno nelle occasioni speciali. Motivo per cui ora si trovava in difficoltà anche solo a scegliere tra due camicie. Martino odiava quelle situazioni, sarebbe stato più facile presentarsi in tuta ma anche lui sotto sotto ci teneva a farsi bello agli occhi del suo ragazzo, anche perché, se gli avesse fatto la proposta di matrimonio in pigiama, Nico non l’avrebbe mai perdonato.

“Ok, basta mi arrendo, scegli tu”—gli mise davanti una semplice camicia bianca che aveva comprato da poco e che gli metteva in risalto le spalle larghe e poi affianco pose un’altra camicia di un verde molto intenso, più elegante ma più vecchia che gli era stata regalata da Anna qualche Natale fa— “mi piacerebbe mettere la camicia che mi ha regalato Anna, non andiamo mai ad eventi in cui sia appropriata, ho paura che pensi che non mi piaccia. Allo stesso tempo mi conosco troppo bene metterò sicuramente un maglione sopra, che senza moro de freddo come al solito; quindi il mio piano non avrebbe senso”. In quella frase Martino buttò fuori tutta la sua frustrazione, odiava perdere più tempo del dovuto per una cosa del genere, Niccolò nel mentre lo fissava intenerito con quei suoi occhi verdissimi e un sorriso accennato.

“Puoi metterti quello che vuoi Marti, ti assicuro che non perderai l’affetto di mia madre o di mia nonna solo perché non ti metti una camicia. Se ti fa sentire meglio quella bianca, metti quella, tanto ti fa delle spalle meravigliose, se vuoi mettere quella verde, mettila, accentua i tuoi capelli e le tue adorabili lentiggini”. Il corvino gli schioccò un bacio leggerissimo sulle labbra ed esitò dall’allontanarsi dal suo volto per qualche secondo come se dovesse essere certo che uscire dal suo spazio vitale non l’avrebbe destabilizzato.

Martino non poté trattenersi dallo sciogliersi in un sorriso e rimase anche lui qualche secondo in più in quella loro bolla personale per poi convincersi a posare la camicia verde, ancora una volta ritenuta inadatta all’occasione. “Prima che i tuoi nonni salgono di nuovo, li porto a cena fuori in qualche ristorante di quelli da spocchiosi, almeno vedono che indosso quella camicia anche in altre occasioni che non siano i matrimoni”. Rise e mantenne il suo sguardo fisso sul compagno. Nonostante se la stesse giocando benissimo e fosse riuscito a convincere Nico che l’ansia che lo mangiava da dentro fosse dovuta alla cena c’era sempre, nella sua testa, la remota possibilità che nella foga di vestirsi il ragazzo corvino aprisse l’unico cassetto dove non ficcava mai il naso, ovvero il cassetto dei boxer di Marti. Lui era un risaputo ipocondriaco e l’idea di condividere l’intimo con qualcuno (cosa che aveva sentito dire ad altre coppie nel corso degli anni) era impensabile per lui, fortunatamente Niccolò aveva sempre rispettato la sua leggera ipocondria e non aveva mai avuto nulla da ridire.

“Finché ho completo accesso ai tuoi maglioni e alle tue felpe non mi sentirai fiatare”, gli aveva detto una volta.

Questo l’aveva spinto a decretare che il cassetto dei boxer fosse il posto più adatto per conservare la scatolina di velluto blu che da qualche giorno lo teneva sveglio per ore —Cosa avrebbe dovuto dirgli? Doveva prepararsi un monologo e rischiare di sembrare troppo macchinoso? Oppure doveva andare a briglie sciolte nella speranza che andasse tutto bene e non si rendesse ridicolo? — alla fine non aveva preparato niente, Giovanni gli aveva detto che lui non era bravo quando se preparava troppo.

“A scola, te prendevi sempre di più nei temi quando non te facevi i pizzini prima e anche nelle interrogazioni non sei mai stato bono a dire le cose se prima ce pensavi troppo. Sei uno a cui o escono bone dal cuore o non te vengono proprio zi. Vedrai che appena inizi ti usciranno le parole come fiumi, spenderesti pomeriggi interi a farmi una testa tanta su Niccolò”.

Avevano riso ripensando a tutte quelle volte in cui Giovanni, dopo essersi ammazzato di studio per settimane, finiva per fare le interrogazioni con lui che si era preparato in un paio di giorni scarsi e comunque uscivano dall’aula con lo stesso voto.

Venne riportato al momento presente all’improvviso, quando vide Niccolò allungarsi verso il suo comodino, istintivamente si affrettò per fermarlo spaventato che stesse proprio per aprire il cassetto incriminato, ma quando poi lo vide aprire il cassetto di mezzo, si arrestò tutto in un colpo. Nel cassetto in questione, Martino conservava solo qualche cravatta ed accessorio speciale che aveva collezionato o che gli erano stati regalati nel corso degli anni.

“Che cerchi?” chiese comunque incredibilmente agitato —Nì fammi un favore e togliete de là— vide il ragazzo accucciato per terra a frugare nel suo cassetto con uno sguardo corrucciato dall’attenzione.

“Cercavo la spilla, quella che ti ho prestato tempo fa, quella che si mette sui bordi del colletto”, gli rispose toccandosi la camicia, cercò di ripensare che fine le avesse fatto fare e quando si ricordò si avvicinò a dargli una mano a cercare in quel macello disordinato che era il suo cassetto.

“Perdonami istintivamente l’ho messa qua dentro perché volevo essere certo di non perderla”, con delicatezza gli sposto le mani ed aprì il primo dei cassetti dove teneva le cose essenziali. All’interno, in un angolo, la scatolina in cartone bordeaux scuro della spilla occupava un angolino, la tirò fuori velocemente e poi chiuse tutti cassetti come se in qualche modo Nico potesse capire da quelli che aveva aperto che nel terzo c’era un anello di fidanzamento tutto per lui.

“Vieni, te la metto io”. Prese un respiro profondo e sorrise cercando di tenere sotto controllo l’ansia che gli scorreva per tutto il corpo. Nico rimase in silenzio e piegò la testa all’indietro per facilitargli il lavoro.

Osservò le due perline bianche che univano con una catenella dorata i colletti della camicia del fidanzato, per poi soffermarsi a guardargli il collo niveo. Se c’era una parte del corpo di Nico di cui lui era completamente ossessionato, escluse le labbra carnose ed altre parti con cui era estremamente familiare, quello era sicuramente il suo collo. Marti amava spendere minuti interi a lasciare baci e piccoli morsi su quella pelle liscia e calda, amava stuzzicarlo con la punta della lingua e ancora di più amava come fosse facile mandare Nico in brodo di giuggiole semplicemente prestando qualche attenzione di troppo al suo collo. Forse, anche in nome delle due settimane di notti in bianco che si erano fatti per i troppi impegni, il rosso non riuscì a trattenersi e si avventò con le labbra a lambire ogni centimetro di quel collo, beandosi dell’ansito di sorpresa del suo ragazzo. Lo sentì sciogliersi tra le sue braccia come fosse fatto di argilla e non poté impedire ad un brivido di attraversargli il corpo dalla testa ai piedi, quando una mano del corvino finì sulla sua nuca a stringere e tirare leggermente i suoi ricci rossi.

“M-Marti non mi sembra il caso”. Disse immediatamente l’altro cercando di nascondere gli ansiti e sperando che il roscio non si accorgesse di come stava cercando di far scontrare i loro bacini. L’idea di staccarsi non era concepibile da Martino, che in quel momento sentiva in sé la necessità di mandare tutti i loro piani a quel paese pur di poter rimanere lì tra le braccia del suo ragazzo, ma per il bene dei suoi ospiti ed in nome di tutti gli sforzi fatti decise di lasciare perdere.

“Sappi che stasera non hai scampo, a costo di andare a letto alle quattro, voglio tenerti stretto tutta la notte”, e anche se in teoria si stringevano già tutte le notti, lui sapeva che Nico avrebbe capito cosa intendesse. Vide l’altro arrossire e sorridergli maliziosamente.

“E sia signor Rametta, come potrei mai rifiutarla”. Rise, il corvino, prima di alzarsi in piedi: “avanti, ora finiamo di prepararci altrimenti arriveranno tutti e noi saremo ancora qui dentro”.

 

I primi invitati arrivarono intorno alle sette e mezza, erano i genitori di Niccolò insieme ai suoi nonni. Martino a distanza di anni poteva affermare che lui, i genitori ed i nonni di Nico, avessero un buonissimo rapporto. A dimostrazione del legame profondo che aveva stretto con la famiglia del suo ragazzo vi era sicuramente il modo in cui la signora Maria, la nonna di Nico, si fiondò tra le sue braccia una volta aperta la porta. La signora Maria rispetto a Martino, ma anche a Nico, era una donna abbastanza bassa, talmente tanto che quando circondò le spalle del rosso con le braccia per stringerlo per bene, Martino fu costretto a piegarsi verso di lei.

“Ah Martino! Quanto tempo che non ci vediamo—la signora si allontanò leggermente e lo guardò dalla testa ai piedi con quei suoi occhi azzurri brillanti carichi di energia simili in forma a quelli del suo ragazzo, grandi e un po’ tondi—ti sei fatto crescere la barba vedo, scommetto che al moroso tuo je piace”. La nonna di Nico era tutto tranne che una mesta nonnina, era una donna elegante sulla settantina, portava i capelli lunghi bianchi spesso raccolti e non si scordava mai di indossare la sua amatissima collana di perle, anche per quella occasione infatti era vestita di tutto punto con un abito verde scuro dalla gonna ampia e le sue amate perle al collo. Nonostante però apparisse come una signora che alle formalità e alle buone maniere doveva tenerci tanto in realtà era un peperino sempre con la battuta pronta e con una passione per prendere in giro il marito, l’anima mesta di quella coppia, forse proprio per questa loro passione comune di beffeggiare le persone loro care lei e Martino avevano stretto tantissimo nel corso degli anni, tanto che ogni settimana precisamente alle quattro e mezza di ogni giovedì li chiamava e teneva al telefono per una buona mezzora.

Martino rise e non poté che annuire mentre un leggero imbarazzo gli tingeva le guance di rosso mettendo in risalto le lentiggini. “Spero di sì, visto che è stato lui ad impedire che me la togliessi”. La signora gli regalò un altro sorriso e poi si girò ad abbracciare il nipote.

“Nicolino, devi smetterla di crescere o ben presto neanche con i tacchi potrò abbracciarti come si deve”, osservò il modo in cui la signora stringeva le braccia intorno al collo del suo fidanzato e di come questo si abbandonasse completamente a quella attenzioni come se fosse ancora un bambino, l’aveva visto poche volte rilassarsi in quel modo, molte delle quali, poteva affermare con orgoglio Martino, tra le sue braccia.

Dopo la famiglia di Niccolò, tra i loro amici, quelli a presentarsi per primi furono ovviamente Sana e Malik. Quando aveva aperto la porta la ragazza li aveva subito stretti a sé prima di esibirsi in una mezza giravolta che catturasse la loro attenzione sulla sua bellissima abaya rosso sgargiante. “Sono abbastanza in tema?”. Aveva detto loro ridendo prima di far cenno a Malik di passare loro una teglia con delle verdure ripiene all’interno.

“Grazie Sana non dovevi, vieni con me che lo mettiamo in forno così resta caldo, Nico tu porta Malik in salone noi vi raggiungiamo subito”. Forse per il tono un po’ troppo frettoloso con cui lo disse, si beccò gli sguardi leggermente perplessi sia del suo ragazzo che della sua migliore amica ma ignorò entrambi e si incamminò versò la piccola e calda cucina. Quando furono da soli nella piccola stanza dove teglie e mestoli sporchi giacevano all’interno del lavandino, posò con noncuranza la taglia dell’amica sul piano di lavoro, per poi girarsi con sguardo indagatore verso di lei.

“Per quanto tempo hai intenzione di nascondere che ti frequenti con Malik? Una settimana fa quando ci siamo riuniti tutti e tu non c’eri è stato difficilissimo coprirti, Silvia mi ha quasi sgamato e Nico è certo che io sappia cosa nascondi, per non parlare di Eva che per frenare il suo entusiasmo c’è voluto l’intervento di quel santo di Gio”, disse con finto tono seccato mentre osservava lo sguardo preoccupato della ragazza dagli occhi scuri rilassarsi man mano che parlava.

“Presto Marti, ti giuro che non dovrai coprirmi ancora per molto, ormai è da mesi che ci vediamo, l’anno capito tutti che c’è qualcosa sotto”. Gli rispose prima di concentrare lo sguardo sulle teglie, sulle ciotole e sui taglieri pieni di cibo posti sul tavolo della cucina che aspettavano solo di essere portati in salotto. “Vi siete dati da fare vedo, e dimmi, quali di queste apparenti opere d’arte sono state preparate da Nico?”, disse in tono ironico prima di posare i suoi occhi scuri sul rosso.

“Le lasagne, ma posso assicurarti che gli sono stato addosso tutto il tempo, quella lasagna è stata fatta seguendo passo passo la ricetta di mia madre. Per te e per gli altri ne abbiamo preparato una versione vegetariana, non volevamo rischiare che qualcuno rimanesse senza”, le indicò una pirofila più piccola ad un angolo del tavolo. “Dovrebbe bastare per tutti coloro che non mangiano carne di maiale”.

Vide la ragazza sorridere e mandargli un bacio volante con la faccia di una che ringraziava di non dover fare la fame quel giorno. “Siete sempre attentissimi, grazie. Ti prometto che appena renderemo tutto ufficiale, anche ai nostri genitori ed i nostri amici, portiamo te e Nico fuori a cena per ricompensarti del tuo silenzio”. Lui le alzò gli occhi al cielo e si fece scappare una breve risata. Il minimo, su andiamo di là ora, però non pensare che me lo scordo, capito?”

Dopo l’arrivo di Sana e Malik piano piano iniziarono ad arrivare tutti gli altri, sua mamma, sua zia, Giovanni ed Eva si presentarono tutti insieme, il suo migliore amico si era offerto di andarle a prendere, manco per far fare a Martino sali e scendi da casa. Dopo di loro arrivarono a pochi minuti di distanza Silvia e Luchino, che nonostante le iniziali previsioni di tutti stavano ancora insieme dopo anni, e subito dopo Edo ed Eleonora che erano tornati a Roma appositamente. Rami, Luai e Driss arrivarono insieme portando sacchi pieni di regali, tra cui pure quelli da parte di Sana che la ragazza aveva scordato a casa; Federica fu la penultima ad arrivare portando con sé tanto di quel vino che quasi faceva paura ed infine gli ultimi a presentarsi alla loro porta furono Elia e Filippo che stranamente da un po’ di tempo a questa parte si offriva sempre di accompagnare andata e ritorno il castano, ogni volta che uscivano tutti insieme.

Alla fine, gli zii di Nico avevano preferito spendere la vigilia con altri parenti e vedersi con loro direttamente al pranzo di Natale che si sarebbe tenuto l’indomani a casa di Anna e Stefano, i genitori di Nico.

Quando si sedettero tutti quanti a tavola, Martino non sapeva dove guardare e con chi parlare per primo, non era abituato alle feste in grande e anche se da qualche anno ormai festeggiava con la famiglia di Nico onestamente non credeva che si sarebbe mai abituato a stare seduto a tavoli che ospitavano più di qualche persona. Se si girava da un lato, poteva vedere Eva nel suo vestito blu notte parlare animatamente con Gio, che nel mentre la guardava come se il mondo pendesse dalle sue labbra, poco più in fondo Elia, Filippo e Luchino stavano scherzando su qualcosa, o per meglio dire, Luchino stava per dire una cosa decisamente inappropriata ed i due ragazzi l’avevano fermato subito buttando tutto in caciara. Girandosi dall’altro lato vedeva sua mamma e la mamma di Niccolò chiacchierare come se si conoscessero da sempre e più in fondo ancora Sana che parlava con sua zia e con la nonna di Nico. Martino si sentiva sopraffatto, se ritornava ad immedesimarsi nel sè diciassettenne, quel momento gli sarebbe sembrato un sogno irrealizzabile, perché quando mai l’ha visto lui un ragazzo gay che riesce a trovare così tante persone che lo amano e lo supportano da poter riempire il salotto decorato a pennello il giorno della vigilia? Che se pensava a tutte le storie che aveva sentito nel corso degli anni di figli buttati fuori di casa o pestati dai propri genitori, gli venivano i brividi. Martino ringraziava di essere uno di quelli che a 25 anni, dopo nove di stare insieme con l’uomo che amava lui avesse l’opportunità di vivere quella giornata meravigliosa, si sentì il cuore pieno di gioia mentre guardava l’albero pieno di luci fare lo sfondo a quella magnifica tavolata. Si girò versò Nico e quando nei suoi occhi riuscì a scorgere la stessa gioia, lo stesso tepore e la stessa gratitudine finalmente fu certo che quella fosse la notte giusta per porre a Nico quella fatidica domanda.